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Giornale Critico di Storia delle Idee
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Avvertenza Se è vero ciò che afferma Deleuze a proposito della molteplicità che cresce, come l'erba, dal mezzo, in questo tra è possibile ritrovare la lente speciale (e rizomatica) del pensiero femminista sul crinale dell'interpretazione del futuro. Nella differenza sessuale, all'interno della macronarrazione che viene fatta da Rosi Braidotti, siamo immersi in quel tra e da lì muoveremo.
1. La differenza sessuale.
Introduzione Il corpo è uno spazio e un tempo -
nei quali si svolge un dramma di energie [Paul Valéry]
Il corpo, secondo Braidotti – che si allontana in questo
senso dalla posizione psicanalitica - più che una mappa di iscrizioni
semiotiche imposte è un «trasformatore e un relè per il flusso di energie;
una superficie di intensità».
[1]
Il soggetto incarnato sul quale poggia il materialismo
filosofico è al contempo un fascio di affetti (intesi come forze) e di
connessioni (intese come differenze rapsodiche spazio-temporali).
[2]
Esso viene dunque inteso come un processo, come un
divenire non escludente, un molteplice alimentato dal desiderio e dalla
volontà. L’influenza è evidentemente quella deleuziana sulla soggettività
de-territorializzata e rizomatica, ma in Braidotti c’è un’ulteriore radice
che va indagata e che ha fornito un contributo tra i più significativi
all’interno del dibattito contemporaneo sul pensiero della differenza.
Il riferimento specifico è alla teoria della differenza sessuale, individuata
come isomorfia non del solo desiderio libidinale ma anche di quello ontologico:
il soggetto del femminismo è sessuato e, quando consapevole, intensivo,
multiplo, operante in una rete di interconnessioni. Il rilevo assunto
è quello del posizionamento incarnato all’interno di una cartografia nomade.
La complessità dell’u-topos della differenza sessuale è, seguendo Irigaray,
ciò che del materiale/materno non ha appunto ancora avuto luogo; Braidotti
a tal proposito sottolinea la temporalità dell’utopia, nel senso di qualcosa
a-venire, qualcosa che ha, nel senso dell’umanità di una donna, una precisa
vestigia ma che è pur sempre l’altro dell’Altro, il femminile virtuale.
[3]
Il rapporto tra l’esperienza femminile e il corpo materno
passa per il pericolo della logica speculare dello Stesso ma con la possibilità
di attivare e creare l’altro
femminile materno entro il progetto politico di «dare rappresentazione
simbolica al soggetto femminista come posizione soggettiva virtuale»
[4]
Per spiegare che cosa intende, partendo dal nuovo assunto
dell’identità, Braidotti scrive: «È questo il “femminile virtuale” che ho
contrapposto alla Donna come Altro-da o differente-da, vale a dire
specularmente connessa allo Stesso come suo svalorizzato Altro. La differenza
sessuale come pratica politica si costruisce entro una cornice nonhegeliana
dove l’identità non viene posta in dialettica opposizione a un necessariamente
svalorizzato altro. Nessuna negazione del genere: essa si basa piuttosto sul
venire a patti con le tante differenze che esistono tra le donne e in seno alle
donne. Ritengo che le “differenze tra donne” siano costitutive della categoria
della differenza sessuale e non esterne o antitetiche ad essa[5]
La riflessione di Braidotti prende le mosse da
un’interpretazione intensiva della
politica femminista che muove da un soggetto nomade e che dunque si contrappone
con forza al soggetto classico. L’idea è quella di seguire il percorso segnato
dall’intersezione tra Deleuze e Irigaray, nel verso del materialismo incarnato
intendendo l’enfasi delle passioni
positive e potenzianti come il crocicchio tra il soggetto come trascendentale
empirico e il femminile virtuale nel modo del trascendentale sensibile.[6] 2. Cartografia
post-umana. Sulla teratologia C’è un vuoto
assoluto dietro di noi e davanti a noi – e dobbiamo
pensare e agire senza alcun aiuto, senza altro
sostegno che la radicalità di questo vuoto. [Murice Blanchot] Un discorso articolato e trasversale è quello che
Braidotti fa riguardo alla fantascienza, letta a margine delle
cyberteratologie. In questo verso, riprendendo Fredric Jameson, cita la
fantascienza come “defamiliarizzazione del qui
e ora” piuttosto che come pensabilità di un ipotetico: quest’ultimo infatti
è stato fagocitato dalla tarda modernità come logica del capitalismo avanzato[7].
Essendo privati dell’idea di futuro, non ci resta che abbandonarci all’angoscia
profonda che la mancanza di utopia determina nel presente. Per Braidotti, la
nomadologia e il pensiero femminista trovano un approdo creativo nelle
declinazioni della fantascienza. Il postmoderno, con la sua cifra gotica,
esprime pienamente i mostruosi altri attraverso la fantascienza, fornendo indizi
importanti alla comprensione del divenire. C’è, nella cartografia nomade, un
mosaico di rappresentazioni, figurazioni e dissonanze che hanno lo stesso
singulto del respiro postindustriale. Per Braidotti, così attenta a tracciare
un affresco filosofico fondato eticamente e politicamente, utilizzare le
tessere della fantascienza, significa, ancora una volta, muoversi nomadicamente
e glocalmente verso il territorio, frastagliato, di una nuova genealogia del
soggetto. In questo terreno di connessioni e piani affettivo-intensivi, non ci
si serve prevalentemente di metafore ma di transizioni atte a evidenziare un
processo rizomatico nella teoria critica. Trovare entro tale percorso
dislocazioni e differenze, determina il nuovo immaginario nomadologico che
coglie l’arcipelago teratologico postindustriale, portatore della profonda
angoscia rispetto all’ordine sociale e simbolico[8]. L’immaginario mostruoso e femminilizzato altro della fantascienza esprime, sulla scia di Deleuze, la paura del soggetto-di-Maggioranza che vede anzitutto un pericolo e una minaccia stringente per il proprio potere patriarcale ma, soprattutto, un delinearsi della differenza come status peggiorativo contro la norma dell’occhio Dominatore dell’Uno. L’incarnazione di questa “differenza negativa” fa sì che il femminile e il mostruoso siano preda del cannibalismo metafisico della soggettività occidentale[9] L’enormità discorsiva delle immagini mostruose abita il
rimosso, dice di un ritorno del rimosso che terrorizza perché racconta che il
disastro è già avvenuto, che la catastrofe incarna un corpo che procura
angoscia. Ma è esattamente il pericolo di una posizione nostalgica che
interpreta il mostruoso come segno della decadenza culturale ciò a cui
Braidotti si oppone, con forza. Rinnega altresì un’ottica secondo cui
assistiamo al declino e alla perdita del canone della “cultura alta” perché,
prosegue
La metamorfosi dissonante del corpo è dunque scardinante
e apre il soggetto ad un senso del futuro che trae la spinta dal presente. In
un simile scenario «il potere metamorfico del mostruoso altro ha la
funzione di illuminare le soglie dell’alterità spostandone i confini. Come si è
visto, questo processo mobilita i temi dell’incarnazione, della morfologia e
della sessualità, sconvolgendo il codice della rappresentazione fallogocentrica
e antropocentrica cui sono normalmente assegnati[12] È all’interno dei cosiddetti tecnocorpi che Braidotti
analizza il divenire-nomade come flusso di connessioni differenti,
specificamente sessuato, sessualmente differenziato, attraverso il materialismo
proposto da Donna Haraway; una posizione femminista quella di Haraway che viene
assimilata all’antiedipica Alice, scelta da Deleuze e Guattari come precedente
l’entrata nel simbolico fallico[18].
Pur tuttavia la posizione perfettamente e confidenzialmente postumana di
Haraway non convince del tutto Braidotti. Che non abbandona la posizione di
soggetto sessuato pur ritenendola nomadizzabile e complessa[19]. È sempre seguendo Haraway che Braidotti nel suo mirabile Trasposizioni [20] , specifica come essere nomadi in transizione significhi essere soggetti temporali con una collocazione precipua. «Collocazione è una memoria radicata e incarnata:
è un insieme di contromemorie arrivate da colui/colei che pensa e che resiste
alle rappresentazioni dominanti della soggettività. Collocazione è un luogo
spaziale, temporale e materialista di coproduzione del soggetto, e dunque può
essere tutto, tranne che un esempio di relativismo. Sono le collocazioni che
stabiliscono il terreno della responsabilità[21]» Incollatura del presente. Ombre diurne che prendono il posto
delle ombre sotterranee con una dimenticanza, una perdita di memoria. Del tempo di (ri)produzione (del)
passato ma anche del futuro anteriore e dell’imperfetto. [Luce Irigaray] …come se quella
notte fosse ancora la speranza e l’avvenire di una forma umana, come
se non potessimo morire che affidando la nostra morte a qualcun altro, a
tutti gli altri, per aspettare in loro il fondo ghiacciato del futuro [Maurice Blanchot] Essere un soggetto nomade significa anzitutto percorrere
il divenire nell’estensione del tempo molecolare non dimenticando il tempo
molare e storico. La memoria, la durata e il ricordo hanno, in questa
prospettiva, una rilevanza centrale. La cosiddetta memoria minoritaria simile, per incidenza, all’evento traumatico,
frantuma e sposta di-continuo la soglia e le capacità di ri-composizione e
narrazione. Così il corpo sarà un ricettacolo e uno sparti-acque, un marchio a
fuoco dell’essere qui e ora che tuttavia, nel modello nomade, produrrà energie
positive entro una coreografia di intensità, affettività e flussi transitori.
Il nomadismo filosofico propone una trasgressione fondata sul divenire che può
applicarsi contro la programmazione della memoria dominante e del futuro
implosivo. Tutto ciò prevede uno sforzo creativo di de-territorializzazione[22]. Ricordare nomadicamente significa sottrarsi alla cultura
fallogocentrica. Il divenire è il luogo del noi, dell’incontro e della
relazione con la memoria in trasposizioni. Il soggetto nomade proposto da
Braidotti è l’alternativa sostenibile al capitalismo avanzato, inteso come
cortocircuito e monolite di una genealogia da smontare. In tal senso, il futuro
è quel varco essenziale all’interno della critica materialista che pre-vede e
scardina tutto ciò che globalizza il desiderio, il soggetto e il successivo
agire etico-politico.
Per Braidotti è evidente come la pensabilità del futuro
sia la precondizione necessaria per stare in modo creativo nel presente. L’idea
della durata fino al domani comporta infatti una trasposizione delle energie
nel presente; diviene dunque una spinta non-entropica del desiderio che edifica
presupposti e possibilità per il futuro: il futuro del soggetto nomade che non
calpesta il desiderio ma anzi lo abita pienamente e in modo diverso rispetto
alla mancanza strutturale; il desiderio più che mancanza è abbondanza. Partendo
dall’assunto contrario alla manque à être, l’ipotesi di Braidotti porta ad
un cambiamento profondo, quasi genetico, della cultura che si riverbera sul
piano etico-politico.
Le filosofie di Deleuze e Irigaray, intese come filosofie dell’immanenza
radicale, rappresentano una palpabile possibilità per una nuova pratica
economico-politica, una pratica che abita la differenza e il nomadismo nella
concezione del non-Uno, correlata a contaminazioni e interconnessioni
non-gerarchiche. Praticare la differenza in questo modo permette al soggetto di
costruire un futuro sostenibile poggiato sulla giustizia tra le specie e le
generazioni
[24]
.
L’idea di futuro interviene nella riflessione di Braidotti su un piano
filosofico-pratico estremamente rilevante nel quadro della soggettività
postmoderna
[25]
. Non comprendere il soggetto
nomade e la rinnovata genealogia che da esso scaturisce, negherebbe
l’immersione nella contemporaneità ma soprattutto non darebbe possibilità
alcuna di pensare al futuro come presente sostenibile che si attualizza. L’etica
nomade è in questa direzione una fiducia verso le passioni positive che marcano
la differenza come apertura creativa e relazionale dell’incontro con Zoe. Il
futuro in questo senso è concepito nel presente, nelle pieghe del soggetto
nomade che si tras-pone nella fisiognomica della contemporaneità. _______________________________
[1]
R. Braidotti,
Metamorphoses: Towards a Materialist Theory of Becoming, Polity Press 2002,
tr. it. ID.,
In metamorfosi. Verso una teoria materialistica del divenire, Feltrinelli,
Milano 2003, cit. p. 32. «Non vi è dubbio che ciò che – con qualche nostalgia –
continuiamo a chiamare “noi e il nostro corpo” altro non è se non un astratto
costrutto tecnologico pienamente immerso nell’industria chimica della
psicofarmacologia avanzata, della bioscienza e dei media elettronici». Cfr.
Ivi, p. 30.
[2] Cfr. Ivi, p. 33.
[3] Cfr. Ivi, p. 35. Sulla lettura
continentale del pensiero della differenza esiste una letteratura piuttosto
nutrita e articolata. Tra i vari volumi, ne segnaliamo uno che offre uno
spaccato abbastanza completo della soggettività e del ruolo che gioca la
differenza sessuale come progetto etico-politico: J. Hansen, A. J. Cahill (a cura
di),
Continental Feminism reader, Rowman & Littlefield, 2003.
Il volume offre un’antologia di saggi importanti intorno al tema del genere e
della differenza. Vi partecipa anche Braidotti con l’introduzione al suo
Nomadic Subjects.
Embodiment and Sexual Difference
in Contemporary Feminist Theory,
[4]
Ibidem. Un volume che offre un quadro utile è K. Conboy, N. Medina, S.
Stanbury, Writing on the Body: Female
Embodiment and Feminist Theory, Columbia University Press, New York 1997.
[5] Ivi, p. 39.
[6] cfr. Ivi, p. 80. «L’intero
processo del divenire mira ad andare oltre il dualismo sessuale o la dicotomia
di genere. L’orizzonte nomade o intensivo è una soggettività oltre il genere,
intesa come dispersione, non è binaria: essa è multipla, non dualistica;
interconnessa, non dialettica: in costante flusso, non fissata». R. Braidotti,
Degli insetti e delle donne. Irigaray e Deleuze sul divenire-donna, in S.
Vaccaro (a cura di) Il secolo deleuziano,
Mimesis, Milano 1997, pp. 66,67.
[7] Il riferimento è al testo di F.
Jameson Archaeologies of the Future ma la critica di Jameson è presente anche per quanto concerne il suo
primo e più noto saggio: Postmodernism, or, The Cultural Logic of Late
Capitalism, Duke University Press, 1991 [I saggi contenuti nel
volume di Jameson circolarono fin dagli anni ottanta in varie riviste. Degno di
nota per lo spessore e l’economia del nostro discorso è il capitolo 9:
Nostalgia for the Present]; tr. it. ID.,
Il postmodernismo o la logica culturale
del tardo capitalismo, Fazi 2007.
[8] cfr. Ivi, p. 234.
[9] cfr. Ivi, p. 236. Braidotti
analizza diverse produzioni letterarie e, soprattutto, cinematografiche atte a
rappresentare l’indicibile abiezione e terrore verso il corpo materno e
femminile in genere. «La donna/madre è mostruosa per eccesso: trascende le
norme stabilite e oltrepassa i confini» R. Braidotti,
Madri, mostri e macchine, op. cit. p. 88.
[10] cfr. Ivi, p. 239.
[11] Braidotti ha in mente le
fotografie di Diane Arbus che ritraggono i freak. Tra i tanti scatti che segna
il trauma, c’è una sequenza di 12 scatti che si intitola
Child with granade toys (1961) che racconta della sopravvivenza
alla trasformazione. Una drammatica mutazione della frontalità dello sguardo
che nella complessità suscita un
paradossale senso di impotenza. La catastrofe è avvenuta, la granata nella mano
del bambino procura un senso di dissimmetria inumano in mezzo al parco
rassicurante entro cui emerge sorridente; i segni del nostro disarmo fanno i
conti coi volti delle future generazioni come a dire che ciò che ha la capacità
di durare è in quella soglia che si sposta, di-continuo, ma che l’essenziale è
accorgersene.
[12] cfr. Ivi, p. 241.
[13]
cfr. Ivi, p. 246. Cfr.Transpositions: On
Nomaidc Ethics, Polity Press, 2006. tr. it. ID., Trasposizioni.
Sull’etica nomade, Luca Sossella Editore, Roma 2008: nella terza parte
della grande trilogia dedicata da Braidotti al tema del nomadismo, il soggetto
nomade acquisisce un più smaccato profilo temporale, va cioè incontro alle
temporalità complesse che il nostro tras-genetico corredo custodisce e
richiede.
[14] cfr. Ivi, p. 247.
[17] cfr, R. Braidotti,
In metamorfosi, cit. p. 269
[18] cfr. Ivi, p. 286
[19] cfr. Ivi, p. 289
[20] R. Braidotti,
Trasposizioni, op. cit.
[21] Ivi, pp. 40,41. Le contromemorie
di cui parla Braidotti sono un retaggio foucaultiano attraverso cui il soggetto
resiste all’omologazione e all’assimilazione. Di questo Braidotti indaga nel
suo volume Soggetti nomadi, op. cit. Si
veda anche R. Braidotti, The ethics of
sexual difference; the case of Foucault and Irigaray in Australian
Feminist Studies No. 3 (1986): 1-13. tr. it., L’etica della
differenza sessuale. Michel
Foucault e Luce Irigaray, in M. Cogliotre, S. Vaccaro (a cura di)
Michel Foucault e il divenire donna,
Mimesis, Milano 1997, pp. 49-60.
[22] Cfr. Ivi, p. 194. Sul
divenire-impercettibile si veda R. Braidotti,
The Ethics of Becoming–Imperceptible”, in: Deleuze and
Philosophy, ed. Constantin
Boundas, Edinburgh: Edinburgh University Press, 2006, pp. 133–159.
[23] Cfr. Ivi, p. 310.
[24] Cfr. Ivi, p. 311. [25] Cfr. R. Braidotti, Of Possibile Futures. Lecture presented on 18 March 2008, disponibile in http://www.jokehermsen.nl/ alla voce lezingen & essays.
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