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Giornale Critico di Storia delle Idee
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L’elemento
cooperativo insito nel rapporto uomo-stato
di Guido Seddone
1.
Stato ed intenzionalità collettiva
Definire
il rapporto uomo – stato è una delle grandi sfide filosofiche non
solo per la vastità del tema ma soprattutto perché dalla sua formulazione
filosofica dipende direttamente la costituzione stessa dell'oggetto
pensato. Si pensi a come si differenziano le teorie sullo stato
in Hobbes, Hegel e Rawls, poi si paragoni questa differenziazione
alle attuali società britannica, tedesca e statunitense e si vedrà
quanto questi filosofi abbiano direttamente influenzato, talvolta
addirittura determinato (si pensi a Hobbes e Hegel) la concezione
e sviluppo dello stato nelle loro nazioni.
Pensare
lo stato vuol dire in altre parole entrare nella sfera giuridica
che determina e disciplina i rapporti tra individui al fine di rendere
le loro azioni sostanzialmente più cooperative. Le recenti analisi
attorno alla We-Intentionality da parte di autori come Searle,
Tuomela, Gilbert, Bratman e Tomasello mostrano, di fatto, come non
si possa pensare un gruppo senza assumere l'idea di cooperazione,
ossia senza assumere che, quando gli individui si aggregano, essi
lo fanno allo scopo di dividere gli sforzi ed aumentare il loro
potere sulla realtà circostante.
[1]
Non vorrei adesso approfondire l'argomento
dell’intenzionalità collettiva, infatti, spiegare i fattori che
intervengono nella cooperazione implicherebbe una vasta analisi
attorno a questioni semantiche e cognitive quali Background,
atto linguistico, atto perfomativo, perlocutivo, dichiarazione di
funzione di stato (Status Function Declaration), stato deontico,
autorità del gruppo ecc...
Tratterò
invece lo stato come uno Strong We-Mode [SWM] per
usare l'espressione coniata da R. Tuomela per indicare quei gruppi
dove l'autorità del Noi è più forte di quelli dei singoli individui.
[2]
Si noti che attraverso SWM si indica sia
il modo di essere di un gruppo sia anche una condizione intenzionale
personale. In questa condizione intenzionale gli individui non agiscono
come private persone (I-Mode) né come semplici membri di
un gruppo (Tick We-Mode), essi operano nel rispetto dell'interesse
del gruppo trascurando l'interesse individuale. La distinzione tra
le condizioni intenzionali di I-Mode e We-Mode rivela
che l'uomo intenzionalmente e razionalmente può sia perseguire i
propri fini individualistici sia cooperare e perseguire fini comuni.
L’ulteriore distinzione tra Strong
We-Mode e Tick We-Mode chiarisce invece due differenti
forme di cooperazione.
2. Stato come
fatto etico e cooperativo
La
definizione di stato come SWM chiarisce in maniera analitica
cosa accade tra individuo e stato. Infatti, in SWM il singolo
concede una quota piuttosto alta di indipendenza a favore del gruppo
identificandosi in maniera molto netta con i suoi fini ed i valori,
cosa che non si nota negli altri due stati intenzionali. Questa
rinuncia ad una quota di autonomia per il gruppo viene presa in
considerazione anche da Hegel nei Lineamenti di filosofia del
diritto in cui si descrive lo sviluppo –estrinsecazione (Entäußerung)
della soggettività attraverso il concetto di Verpflichtung
(dovere, impegno). L'individuo riconosce di essere parte di una
volontà generale (Allgemeiner Wille) e che la sua dimensione
di persona privata si dissolve di fronte alla libertà ed autonomia
di una soggettività più ampia che tende a realizzare il proprio
concetto – ossia la propria libertà.
[3]
La realizzazione della libertà dello stato richiede
la cooperazione degli individui, per questo Hegel ricorre al concetto
di estrinsecazione (Entäußerung) al fine di chiarire il passaggio
dal soggetto all'inter-soggetto, dallo spirito soggettivo a quello
oggettivo. Questo passaggio non implica un conflitto, infatti, lo
stato si realizza propriamente attraverso il diritto, inteso “come
regno della libertà realizzata”, cioè come momento concreto in cui
la realizzazione della volontà generale passa attraverso il sistema
delle leggi che disciplinano i momenti particolari della vita dei
singoli.
[4]
In altre parole attraverso il diritto l'individuo
diventa cittadino. Questo passaggio è fondamentale in Hegel anche
perché esso non viene preso in considerazione da autori come Tuomela
e Searle, i quali si interessano piuttosto della questione intenzionale
connessa alla cooperazione. Hegel, al contrario, non parla esplicitamente
di cooperazione, però spiegando lo sviluppo di una volontà generale
che richiede ai propri membri una quota piuttosto elevata di indipendenza,
egli spiega, di fatto, come il singolo possa, attraverso un principio
ampio di cooperazione, diventare cittadino.
Di
fatto non si dà cooperazione senza una rinuncia almeno parziale
della propria indipendenza. Solo così, infatti, si può parlare di
un soggetto plurale che, inteso come Strong
We-Mode intenzionale, coordina gli sforzi individuali rafforzando
la propria autonomia e potere sulla realtà. Questo è il motivo per
cui Hegel sceglie di connettere il tema dello stato a quelli di
soggettività e libertà.
Il
passaggio dalla condizione di individuo a quella di cittadino attraverso
il diritto consente la legittimazione dei rapporti cittadino-cittadino
(Die bürgerliche Gesellschaft) e cittadino-stato (Der
Staat). L'argomentazione condotta da Hegel nei Lineamenti
di filosofia del diritto è coerente anche coi principi illustrati
nella Scienza della logica. La società civile può venire
descritta attraverso il sillogismo determinato in cui individuale
e universale sono mediati attraverso il lavoro particolare e specializzato;
tale sillogismo assume la figura I-P-U (Individuale-Particolare-Universale).
[5]
Nella società civile, infatti, la vita dell'individuo,
attraverso il sistema dei bisogni, l'amministrazione della giustizia
e le corporazioni media le esigenze individuali e sviluppa l'idea
stessa di società.
Lo
stato può essere invece descritto attraverso il sillogismo della
necessità, in cui il medio è costituito dall'universale (lo stato)
che rapporta l'individuo ai momenti della vita particolare all'interno
dello stato stesso; questo sillogismo ha questa forma: I-U-P (Individuale-Universale-Particolare).
[6]
Lo stato, quindi, attraverso i suoi valori, norme,
regole ed istituzioni (ossia la Sittlichkeit) è presente
in ogni momento della vita particolare come realizzazione della
volontà universale.
Sia
nel caso relativo alla società civile che in quello relativo allo
stato noi abbiamo a che fare con una concezione in cui al centro
vi è la questione di un agire condiviso non meramente distributivo
[Viaggiamo insieme in aereo verso la Cina] ma cooperativo,
cioè finalizzato a rafforzare l'esito comune delle azioni particolari
[Insieme organizziamo un viaggio e, attraverso nostri
mezzi, raggiungiamo la Cina]. Mentre però nella società civile il
lavoro particolare media le posizioni intenzionali individuali sviluppandone
una comune ed universale, cioè la società civile, nel caso dello
stato è l'universale a mediare i rapporti individuali determinando
il lavoro particolare. In altre parole è lo stato a dire cosa deve
essere fatto nei momenti particolari e non viceversa. Questo è il
motivo principale per cui i passi dei Lineamenti sulla società
civile sono tanto cari agli studiosi di area marxista.
Hegel
ha in realtà una concezione etica e conservativa dello stato. Lo
stato è destinato a conservare ed istituzionalizzare le tradizioni
e gli usi di un popolo, perchè solo attraverso uno stato un popolo
si conserva nella storia. Ciò non sarebbe possibile nella società
civile, il cui sillogismo al centro vede il lavoro particolare e
non l'universale, ossia l'eticità è un esito e non la premessa della
relazione.
3. Il concetto
di cittadinanza
A
questo punto ci possiamo porre la domanda centrale di questo intervento:
lo stato, inteso come volontà universale che toglie una quota piuttosto
alta di autonomia ai suoi membri (cioè in sintesi inteso come SWM),
si oppone alla realizzazione individuale? No, se gli individui sono
intesi come cittadini di quello stato, cioè come cittadini che vedono
nello stato il garante dell'etica del loro popolo. In proposito
non si dovrebbe scordare l'importanza che Hegel insieme a molti
suoi contemporanei, si pensi a Humboldt e Fichte, attribuisce alla
formazione (Bildung) attraverso cui i cittadini sviluppano
delle prassi comuni, in termini di lingua, valori, certezze ed usi.
Essere cittadino di uno stato significa non tanto sottoscrivere
implicitamente un contratto con cui si cede parte della propria
autonomia ad una volontà generale (si pensi al concetto di transfert
in Hobbes e più in generale al contrattualismo britannico). Per
Hegel essere cittadini vuol dire identificarsi con un’intenzionalità
comune e condivisa attraverso cui la propria nazione si realizza.
Quindi lo stato va considerato come un organismo cooperativo di
alto grado in cui l'interesse individuale dei cittadini è in ogni
caso preservato non attraverso la categoria materialistica della
distribuzione ma attraverso quella intenzionale (in termini hegeliani
potremmo dire spirituale- geistlich)
di cooperazione. Infatti, lo stato non è una mera associazione i
cui membri vengono messi nelle condizioni di svolgere insieme
ma in maniera meramente distributiva le proprie attività.
Esso è un organo i cui cittadini sono messi nelle condizioni di
cooperare, cioè di agire insieme per uno scopo comune, ossia
la realizzazione della volontà dello stato. In questo senso essere
cittadino di uno stato è una questione legata al principio di autocoscienza,
cioè di certezza di sé stessi.
Da
un punto di vista hegeliano e di intenzionalità del Noi, la cooperazione
non riguarda la possibilità di essere governati, bensì la possibilità
di identificarsi con un progetto comune. Per cui io non penso che
si ponga realmente il problema di quanto lo stato penalizzi i cittadini,
semmai di quanto i singoli cittadini possano penalizzare lo stato.
Il buon governo in realtà è il risultato sia dell'etica sia dei
principi del diritto, cioè del modo in cui le relazioni individuali
sono disciplinate. Hegel, anche se spesso ciò gli viene misconosciuto,
è in realtà il fautore di una concezione liberale e non totalitaria
dello stato. La realizzazione della volontà dello stato è possibile
solo attraverso la realizzazione della libertà individuale, cioè
solo attraverso una consapevole cooperazione, in cui la perdita
di una quota di libertà implica una realizzazione completa di cittadini.
Come
cittadino l'individuo realizza in sé un ideale che è in ultima analisi
connesso al principio di appartenenza ad una nazione. Realizzarsi
come cittadino è quindi differente dal realizzarsi come individuo
o come uomo. L'individuo si realizza sostanzialmente attraverso
il benessere, l'uomo attraverso la felicità, il cittadino si realizza
invece attraverso lo stato. Credo che quindi si debba fare attenzione
quando si pone il problema del rapporto uomo-stato. Si dovrebbe
piuttosto parlare del rapporto cittadino-stato e connetterlo ad
un principio generale di cooperazione ed appartenenza, piuttosto
che ad un principio materialistico di benessere.
Il
pensiero marxista in proposito è piuttosto fuorviante. Leggendo
la citazione di Engels con cui si apre questo numero della presente
rivista, rimango colpito sostanzialmente dal fatto che per lui lo
stato diventa amministrazione delle cose e dei processi produttivi.
Per questo esso dovrebbe essere sostituito, di fatto, da quella
che Hegel chiama società civile, dove i rapporti sono mediati dal
lavoro particolare, come abbiamo visto.
In
questa analisi Engels non considera ciò che è stato sostenuto in
questo intervento, cioè che lo stato è un SWM proprio dell’intenzionalità,
cioè una condizione intenzionale in cui la cooperazione viene anteposta
agli interessi individuali. Inoltre egli non considera un fatto
che, dalla prospettiva di un materialista, risulta particolarmente
difficile da concepire, ossia lo stato si realizza attraverso la
libertà dei cittadini. Che questo possa portare a delle differenze
sociali ed economiche in virtù di differenti competenze individuali
nella realizzazione di sé stessi come individui, non è, agli occhi
di un liberale come Hegel, un vero problema.
Uno
stato liberale si realizza attraverso la realizzazione dei singoli
individui e non attraverso l'equa ripartizione delle risorse materiali.
Ciò che interessa allo stato secondo Hegel è la conservazione dei
valori della propria nazione ed il rafforzamento del proprio potere
sulla realtà attraverso il contributo di ciascun cittadino.
Quindi,
per tornare alla domanda di partenza di questo numero della presente
rivista, secondo la mia lettura Hegel presenta lo stato come la
realizzazione di un concetto di Sittlichkeit di cui l'uomo
è parte in quanto parte di quel popolo. Lo stato realizza, istituzionalizza
e conserva un’idea etica che si basa su prassi, regole e leggi di
una nazione. L'appartenenza a questa nazione non è compromessa dall’iniqua
ripartizione delle risorse materiali anche perché tale ripartizione
si stabilizza attraverso rapporti economici liberi e spontanei in
cui le competenze personali svolgono un ruolo centrale. Infine connettendo
stato e eticità Hegel si propone di superare i conflitti connessi
al rapporto individuo-gruppo ossia cittadino-stato, individuando
nello stato la realizzazione di un’idea etica e non solamente, come
potrebbe apparire da una rapida lettura dei testi hegeliani, la
realizzazione di un soggetto plurale. L'idea svolge in Hegel un
ruolo centrale. Olisticamente parlando essa nella Scienza della
logica consente di ricondurre la realtà ad un principio unitario
in cui persino pensiero e realtà si fondono. Nella Filosofia
del diritto invece l'idea si realizza pienamente nello stato
perché solo in esso gli individui posso accettare di cooperare e
di condividere medesimi fini. Uomo e stato vengono da Hegel connessi
attraverso un principio finale di riconciliazione in cui individuale
e universale contribuiscono equamente alla realizzazione della loro
libertà.
4. Conclusione
Mi
pare di poter concludere dicendo che il rapporto uomo-stato trova
una soluzione solo attraverso il concetto di riconcializione piuttosto
che attraverso un principio di fine della storia proprio della tradizione
marxista. L’idea di fine della storia implicherebbe anche la fine
degli stati, dell’imperialismo e dell’oppressione delle classi più
deboli. Il tutto è eticamente molto lodevole ma teoricamente poco
sostenibile. Infatti, come non si dà una vera intenzionalità condivisa
prescindendo dai principi di impegno e cooperazione, altrettanto
non è possibile realizzare uno stato o una società senza i medesimi
principi. Ciò che accomuna Hegel, Searle e Tuomela ci porta a concludere
che qualsiasi rapporto umano istituzionalizzato prescinde dall’aspetto
distributivo e materiale dell’agire, sottolineandone al contrario
l’aspetto intenzionale e cooperativo.
[1]
J. Searle, Making the Social World [2010],
[2]
R. Tuomela [2007], The philosophy of sociality:
the shared point of view,
[3]
G. W. F.
Hegel [2005] Filosofia dello spirito, a cura di Bosi, Torino
Utet, p. 353.
[4]
G. W. F.
Hegel [2004] Lineamenti di filosofia del diritto, a cura
di G. Marini, Roma-Bari, Laterza, p. 27.
[5]
G. W.
F. Hegel [1974] Scienza della logica, a cura di A. Moni
e C. Cesa, Roma-Bari, Laterza, p. 757 e sgg: «L'individuo non
è universale immediatamente, ma per mezzo della particolarità;
e viceversa anche l'universale non è immediatamente individuo,
ma vi si abbassa per mezzo della particolarità. - Queste determinazioni
stanno come estremi una contro l'altro e sono in un terzo diverso».
[6]
G. W.
F. Hegel [1974] Scienza della logica, a cura di A. Moni
e C. Cesa, Roma-Bari, Laterza,, pp. 755-756: «In terzo luogo,
in quanto questo apparire o essere mediato si riflette in se stesso,
il sillogismo è determinato come sillogismo della necessità, dove
il mediante è la natura oggettiva della cosa … è pervenuto alla
sua verità, e con ciò è passato dalla soggettività nell'oggettività».
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