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Scheda
di lettura
Georg
Simmel, Das individuelle Gesetz. Ein Versucht über das Prinzip
der Ethik, in "Logos", IV, Tübingen 1913; tr.. it.
La legge individuale, a c. di Ferruccio Andolfi, Armando, Roma
2001.
La
legge individuale è un breve saggio, pubblicato nel 1913, nel quale
Georg Simmel tenta, a partire da una critica dell'etica kantiana, di pensare
una forma di legge morale che abbia valenza individuale e non universale
ma che, al contempo, sia comunque oggettiva. La proposta simmeliana muove
dalla critica a Kant proprio perché l'etica kantiana è fondata
sull'assunto che i concetti di legge e di universalità intrattengano
un rapporto di correlazione logicamente necessario. Questa convinzione
si basa sull'idea che essendo il mondo una totalità (una, quindi
qualcosa di unico, di individuale), le sue parti, ossia tanto le esistenze
psichiche quanto i frammenti di materia, siano a loro volta individuali.
Detto in altri termini, questo vuol dire che tutto ciò che è
reale è anche individuale. Una simile idea, in Kant, verrebbe indebitamente
rovesciata nell'idea corrispettiva per la quale l'ideale non possa essere
alcunché di individuale, ma che sia necessariamente universale.
Ma il fatto che tutto ciò che è reale sia anche individuale
non implica che tutto ciò che è individuale sia per ciò
stesso reale. Da ciò risulta che nulla impedisce di pensare a una
legge morale che sia individuale.
La proposta kantiana risulta insufficiente perché nel trattare
l'etica, la quale è una disciplina che ha per oggetto l'uomo -
e quindi la sua vita - nella sua totalità, secondo leggi universalistiche
che riguardano le singole azioni, divide ciò che per sua essenza
è continuo e individuale, riducendolo impropriamente. In altri
termini, l'imperativo categorico incorre nell'errore di separare l'agire
dal suo portatore, mentre i due sono legati da una connessione che li
determina reciprocamente. E questo accade perché la legge dell'imperativo
categorico è modellata sulle idee di legge proprie della scienza
della natura e del diritto. Infatti le leggi di natura di tipo meccanicistico
isolano una parte dell'intero complesso del fenomeno naturale, rendono
discontinuo il continuo, per poterlo dominare concettualmente, mentre
le leggi del diritto comandano l'individuo dall'esterno in base a un'idea
di uomo per lo meno parziale, che enfatizza alcune caratteristiche dimenticandone
altre. Ciò fa sì che questa impostazione del problema etico,
che è quanto mai vicino alla vita, sia qualcosa di fortemente estranea
al suo oggetto.
La proposta di Simmel è basata sull'idea che la vita, in quanto
flusso continuo, sia irriducibile e indivisibile nei suoi momenti, in
impulsi e decisioni separate, poiché questi hanno significato solo
in relazione al centro della vita (che è l'individuo nella sua
totalità) e al suo decorso. Vita che, in quanto trova la sua esistenza
totale in ogni momento presente - visto che per ogni evento che accade
all'individuo è tutto egli stesso, quindi tutta la sua vita, ad
incrementarsi - è individualità.
Negando che la legge morale abbia portata universale non si vuole però
destituire di valore la dimensione del dover essere. Per Simmel Essere
e Dover Essere sono i due modi fondamentali in cui la coscienza fa esperienza
della vita nel suo fluire. La vita dell'individuo, nel suo venire a coscienza,
si costituisce del suo essere reale, ovvero come di fatto è in
quel determinato momento, in quella determinata azione - e questo è
l'Essere, e del suo corrispondere o meno a ciò che l'individuo,
e quindi la sua vita, dovrebbe essere - e questo è il Dover Essere.
"L'atto dell'autocoscienza, in cui apprendiamo […] un essere,
di cui noi stessi siamo il contenuto […] non è comunque nient'altro
che l'atto del dover essere, in cui apprendiamo, come contrapposto a noi,
un precetto, del quale noi stessi siamo il contenuto"(tr. it. p.
70). Questo significa che il dovere prende senso e forma in relazione
alla totalità della vita dell'individuo. E' per questo che un'azione
non può essere valutata indipendentemente dalla totalità
della vita di cui questa fa parte e nemmeno può essere giudicata
uguale e possibile per tutti gli altri individui.
Se le cose stanno così, allora è evidente come l'unica forma
di legge morale che possa realmente convenire a quella che è l'esperienza
morale stessa dell'individuo, la quale è totalmente inserita nella
sua vita intesa come fluire, sia la legge individuale. Legge individuale
che, pur essendo tale, non resta in balia dell'arbitrio del singolo, ma
al contrario è assolutamente oggettiva e ne porta al massimo livello
la responsabilità. E' assolutamente oggettiva perché la
vita del singolo non è una sua libera creazione, ma sorge in un
contesto variamente determinato (storicamente, culturalmente, socialmente
ecc.), e porta al massimo livello la responsabilità dell'individuo
perché essendo ogni azione assolutamente inseparabile dalla totalità
della vita, ogni azione determinerà la vita nella sua totalità.
Concludiamo con le seguenti parole di Simmel:
Da una parte la vita ha realtà solo nel momento del presente, dall'altra
questo momento non è isolato e puntuale, ma collegato con gli altri
in assoluta continuità - perciò ogni attimo vitale, ogni
comportamento, ogni azione è tutta la vita; questa non è
una totalità a sé a cui si contrapponga la singola azione
in ideale separatezza. Piuttosto, la forma peculiare della vita, […]
risiede nel fatto che in ognuno dei suoi momenti essa costituisce l'intera
vita, per quanto molteplici e opposti gli uni agli altri possano essere
i contenuti di quei momenti. Non è un pezzo della vita ma la sua
totalità che si accresce ad ogni singola azione (tr. it. p. 84).
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