Maturità

In un mondo, quello della società globale, in cui neanche i frutti degli alberi possono diventare maturi, perché vengono raccolti prima, ancora acerbi, per esigenze di conservazione e di mercato, è forse difficile collocare e persino arrivare a pensare l’idea di maturità.
Maturità, infatti, sembra una parola che non sopporta obiezioni, benché non sia affatto agevole da definire. L’etimologia, nella sua poetica incertezza, ci rinvia a radici che implicano l’idea di tempo e quella di misura. Nelle società arcaiche vi sono i “riti di passaggio”, precise cerimonie collettive che accompagnano i giovani all’età adulta e, quindi, alla maturità. Nella società contemporanea rimangono gli “esami di maturità”. Ogni ragazzino sa che prima o poi dovrà diventare maturo, e l’evoluzione della società occidentale, rendendo obbligatoria l’istruzione, ha istituito appositi esami per attestare, tuttavia, non l’avvenuta maturazione del candidato, per cui da tempo non si dispone di strumenti di valutazione, bensì soltanto per stabilire il possesso di alcune nozioni e competenze. Finanche della docilità con cui le ha assimilate e che ben depone sul futuro uso passivo ed acritico che ne potrà fare. Invece, l’industria culturale e la propaganda mediatica non perdono occasione per suadere col fascino della giovinezza e dell’infanzia. Vuoi anche con il modello opposto di quell’immaturità che sembra garanzia di perenne “creatività” e “novità”, che sono il connotato formale ed estetico di tutto ciò che oggi appare degno di nota. Del resto, l’informatica, lo sport, le arti e l’intrattenimento ci mostrano un mondo modellato sul gioco e sul divertimento, in cui, come recita lo slogan di una pubblicità televisiva della TV via cavo, «Le nuove tecnologie ci stanno dando la libertà di non dover più scegliere. Non è fantastico?».
Che cos’è dunque questa maturità che nessuno si preoccupa di definire, ma che i nostri stili di vita ritraggono sempre in negativo? Sappiamo tutti come Kant definisse l’Aufklärung – l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità intellettuale che egli deve imputare a sé stesso. Aufklärung come maturazione dell’uomo, dunque. Hegel, a sua volta, parlava della filosofia come della nottola che prende il volo sul far del tramonto, quando un’epoca è giunta alla sua maturità. Il movimento operaio e comunista, che Engels voleva erede dello spirito assoluto di Hegel, dal canto suo si afferma quando le forze produttive umane sono giunte alla completa maturazione. Anche l’etica protestante che Weber vedeva alla base dello spirito del capitalismo cos’altro è se non un severo esercizio di maturità e di contenimento degli istinti? Del resto, in passato lo stesso Rinascimento venne descritto come la maturazione del popolo italiano.
Maturano i pensieri, le classi sociali, gli stati, gli individui. Ma non è detto che si tratti di un fenomeno positivo. La cultura del Novecento ha istillato il dubbio vuoi che la maturità sia un bene, vuoi che si possa mai diventare veramente maturi. Benjamin ha mosso i primi passi della sua biografia intellettuale scagliandosi contro il filisteismo borghese dei benpensanti e degli adulti. Adorno, in un noto frammento dei Minima moralia, osservava come nell’età del capitalismo avanzato maturare significasse adeguarsi alla società amministrata, perdendo ogni capacità critica, cioè appiattendosi sull’ideologia dominante. Allora, contro il realismo borghese si teorizzò la fantasia al potere del Sessantotto, il postmoderno delle infinite interpretazioni senza bisogno della prova dei fatti. Tuttavia, neanche restare fanciulli ci salva, perché ciò significa solo rievocare con nostalgia un idillio con il mondo impossibile da riproporre e, del resto, mai realmente esistito.
L’ideologia contemporanea è stata, infatti, in buona parte e fino a ieri, un’ideologia dell’immaturità. Se i totalitarismi, i fascismi della prima metà del XX secolo e il socialismo reale tramontato nel 1989 hanno mirato alla disciplina del rimbambinire gli adulti, il consumismo capitalistico non ha forse delineato un mondo in cui l’adulto è impossibile? Ma, con la crisi epocale dei nostri giorni, forse qualcosa sta cambiando e qui si colloca la questione su cui il Giornale critico propone di rivolgere l’attenzione.
La maturità, questo concetto apparentemente ovvio e abusato, trascinato agli estremi opposti dell’ideologia, chiede dunque di diventare oggetto di riflessione, in una prospettiva al tempo stesso genealogica e critica, teorica e storica, in connessione, come sempre avviene nel campo della storia delle idee, con quella che appare l’incalzante domanda del presente.

 

Istruzioni per gli autori

I contributi, accompagnati da un abstract in inglese (massimo 300 parole) non devono superare le 50000 battute (spazi inclusi) e devono essere inviati dagli autori in forma anonima, ovvero privi di indicazioni che possano consentire di individuare l'identità dell'autore.
Ciascun articolo verrà valutato dai revisori secondo il sistema della blind review. Questi possono ritenerlo:
1. adeguato alla pubblicazione, senza richiesta di modifiche;
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4. inadeguato.

Termine ultimo di consegna: 31 agosto 2016
Contatti: redazione@giornalecritico.it.


Gli elaborati, che potranno essere redatti nelle principali lingue europee (italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo, portoghese), dovranno essere inoltrati alla redazione già formattati secondo il modello di Layout qui scaricabile in formato .doc.

 

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Maturity

In the globalized world, where even fruit is picked from the threes before reaching maturation due to commercial needs, it has become increasingly difficult to understand and situate the idea of maturity.
Maturity seems a strict word, but a nonetheless hard to define one. Its etymology, with all its poetic uncertainty, speaks to us of ideas such as time and measure. In archaic societies collective rituals decided whether an individual was allowed into adulthood, whether he was deemed to be mature. In Italian contemporary society, high school still ends with an “esame di maturità”. Every young man knows that, sooner or later, he will have to become mature. Western societies have made education compulsory and specific exams have been devised in order to sanction this maturity. Nevertheless what can be measured is not the maturity of individuals in and for itself, because we no longer think we have the right instruments to do it. What can actually be measured is the mastering of notions and competencies, or maybe something even more limited: the docility with which the candidate has has learned them, a docility which modern society values and thinks can be put to value the the young man's future working career.
On the other hand, cultural industry and media keep soliciting our taste for youth and childhood. At the exact opposite of maturity, we find in fact that immaturity which is nowadays believed the basis for everything that is “creative” and “new”, that is of everything that is in our society considered aesthetically interesting. Digital devices, sport, arts, entertainment, they all show us a world shaped by play and amusement, in which, as it has said by a commercial which used to run on cable TV, “New technologies give us the freedom not to have to take decision anymore. Isn't that great?”.
What is this maturity that nobody bothers to define anymore and that our life styles seem to abhor? Immanuel Kant's definition of Aufklärung – man's emergence from his self-incurred immaturity – is well known. Aufklärung is therefore the process of the maturation of man. Hegel too used to speak of philosophy as the owl of Minerva, spreading its wings only within the falling of dusk, that is when the epoch has come to maturity. The communist and working class movement, believed by Engels to be heirs of Hegel's absolute spirit, affirms itself when human productive forces have come to full maturation. Even protestant ethics, which Weber thought of as the basis of the spirit of capitalism, can be understood in terms of a strict exercise of maturity and self restraint. And there is no need to dwell too much on the traditional idea that Renaissance has been the coming of age of the Italian people.
Ideas, social classes, states, individuals, everything matures. But nowadays we cannot be sure we should welcome such a natural process. Twentieth Century has suggested in several ways that maturity may be not as positive, and as easy to reach, as we used to think. Benjamin's first steps as an author were all aimed at the critique of the middle class philistinism, of adults and conformists. Adorno, in a well known fragment of his Minima moralia, observed that in the society of advanced capitalism being mature means adapting oneself to its institutions, giving up every capacity to criticize its dominating ideology. Against this dull middle-class realism we pitched l'imagination au pouvoir of May 1968 and the postmodernist idea of an endless process of interpretation without any appeal to facts. It seems nonetheless that our salvation will not come from childhood, that the seduction of childhood is nothing more than the nostalgia for a world powerless to come back.
Contemporary ideology has been, for its greatest part and until not so long ago, an ideology of immaturity. If the totalitarian regimes of the first half of Twentieth Century, both in their fascist and socialist declinations, aimed at rejuvenating the people through discipline, consumeristic capitalism has probably built a world were becoming adults has become impossible. At the same time, the crisis of our days is probably changing the terms of our problem. Here comes the question the Giornale Critico would like to ask.
Maturity, this seemingly obvious and abused idea, always aimed at ideological purposes, has nowadays to become the object of our interrogation, in a perspective which is both critical and genealogical, historical and theoretical, that is in connection, as it is always the case with history of ideas, with the more compelling questions of our time.

 

Guidelines for the authors

Papers should be accompanied by an abstract in English (maximum 300 words) and should not exceed 50,000 characters (including spaces). They also should be submitted anonymous, giving no indication of author's identity.
All papers will be assessed following the blind review system. Four decisions can be made:
1. Accepted in its original format;
2. Accepted with minor revision;
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Deadline: 31 august 2016
Contacts: redazione@giornalecritico.it.

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