Dell'Uomo e dei Diritti

Ciò che costituisce il portato più autentico della modernità è il grande progetto illuministico di una società capace di garantire all’uomo quei diritti fondamentali e universalmente validi, ovvero sottratti al diritto positivo perché rispondenti alla sola autorità della Ragione. L’attuale società liquida sembra tuttavia incapace di garantire quel passaggio dallo stato gassoso della pura e semplice proclamazione dei diritti dell’uomo allo stato solido di una loro reale ed effettiva applicazione. Nonostante il dibattito odierno sia caratterizzato da posizioni di natura eterogenea sul tema dei diritti e dei loro fondamenti razionali (posizioni che vanno dall’ambito applicativo più propriamente etico/politico a quello più generale e teorico di ordine speculativo), sembra tuttavia emergere l’impossibilità di garantire l’autoevidenza logica proprio di quei fondamenti razionali di cui i diritti sarebbero espressione.
Già Bobbio definiva l’universalità, l’inviolabilità e l’inalienabilità dei diritti umani come «formule del linguaggio persuasivo», abili a dare una maggiore vis retorica ad un argomento politico, e che tuttavia «non hanno nessun valore teorico». L’autoevidenza del diritto deriverebbe allora da una trasparenza discorsiva in grado di ammortizzare le differenze sociali, dalla circolarità virtuosa di un agire comunicativo che può produrre consenso solo limitando e riducendo il dissenso.
Assieme alle pretese di universalità e di oggettività, il diritto possiede però anche la pretesa di essere neutrale: aderendo «al motivo kantiano del rispetto per la nuda forma della legge», il diritto pretende di svincolarsi dai condizionamenti sociali e dai rapporti di forza reali, dai quali dipende, tuttavia, la sua concreta possibilità di applicazione. È proprio in virtù di questa presunta neutralità, dunque, che è possibile coprire e legittimare determinate azioni come la tutela del principio del libero mercato, gli interventi militari contro il terrorismo, la sacralizzazione del codice del “politically correct”. La relazione che intercorre fra la sfera dei diritti e la sfera della politica denuncia quindi uno scarto fra la natura puramente formale di una veste normativa e le logiche, gli interessi e le istituzioni che di fatto la sorreggono.
Infatti, se nonostante i diritti umani vengano garantiti formalmente dalle leggi di tutti gli stati definiti democratici non si è in grado di fornire risposte concrete ai bisogni di tutti quegli uomini per i quali questi stessi diritti rimangono ancora oggi puntualmente negati, offesi e violati, questo significa che la semplice enunciazione dei diritti non può ritenersi sufficiente, che bisogna andare oltre la semplice valenza performativa del linguaggio per dare ai diritti un corpo, un’esistenza concreta. Significa, soprattutto, che lo statuto ontologico dei diritti umani non può essere stabilito soltanto all’interno di un orizzonte di riconoscimento codificato da norme, e che deve interrogare criticamente il suo rapporto con i meccanismi formali di regolazione istituzionale, la cui funzione è venire incontro alle esigenze di governamentalità del sistema, per determinarsi di volta in volta nelle varie pratiche di rivendicazione, appropriazione e conquista dei diritti stessi.
Ma la criticità della nozione di “diritti umani” è ancora più immediata, intrinseca in un certo qual modo, una volta che si pensi ai diritti umani, appunto, come “diritti dell’uomo”: questa operazione di necessaria messa in pratica dei diritti non può prescindere da un cambiamento radicale al livello della riflessione teorica. Occorre cioè chiarire come applicare la cornice dei diritti umani in quest’epoca post-umana caratterizzata dalla decostruzione del soggetto, dalla radicale messa in discussione dell’antropocentrismo, da una nuova Weltanschauung che costantemente relativizza, decentra, indebolisce le verità positive e universali del pensiero forte. Ancora una volta Quid est homo? è la domanda che appare come la più incalzante.
Il compito della storia critica delle idee è allora quello di porre in discussione e ripensare i “diritti dell’uomo” al di là della presunta naturalezza di un concetto ormai abusato e apparentemente scontato. L’effettiva complessità del suo oggetto non può che portare l’indagine su un doppio binario: da un lato quello di un ripensamento dei diritti e delle pratiche per una concreta attuazione, dall’altro quello di una nuova epistemologia dell’umano.

Il GCSI invita ricercatori e studiosi a contribuire al presente numero suggerendo i seguenti percorsi tematici:

1: Diritti per quali umani? Per un’epistemologia critica dell’umano.
Questa sezione accetta proposte in grado di contribuire ai lineamenti per una storia critica dell’idea di uomo nei diritti umani, ovvero che cosa è stato e cosa è l’uomo nei testi o nella storia di quei diritti di cui è portatore. Allo stesso modo, saranno presi in considerazione saggi che aiutino a indagare lo stato dell’arte sull’idea di uomo, tanto da un punto di vista storico-evolutivo, quanto da quello etico ed estetico, con particolare attenzione ai temi del postumanesimo, del transumanesimo, delle ibridazioni uomo-macchina e delle nuove tecnologie dell’umano.

2: Uso dei corpi ed economia dei diritti. Questioni governamentali e biopolitiche.
Questa sezione si propone di indagare le relazioni che intercorrono fra la sfera dei diritti umani e i dispositivi di potere politico ed economico. Probabili domande per alcuni spunti di riflessione possono essere: in che misura i diritti umani si presentano come uno strumento autonomo rispetto ai dispositivi di potere? È ancora sostenibile un universalismo astratto dei diritti svincolato dagli apparati di produzione e di controllo dell’umano? In che modo la semantica politica moderna è in grado di conferire uno statuto giuridico e ontologico alla nuda vita?

3: Antinomie e paradossi applicativi. Diritti umani e prassi.
Questa sezione accetta contributi che si concentrino principalmente sulla materialità dei diritti, sulle lotte contemporanee per la loro difesa o conquista, sugli strumenti e sulle pratiche posti in essere per queste battaglie. Verranno presi in considerazione saggi che contribuiscano a definire quali siano i fronti dell’attualità del problema dei diritti umani, nella loro applicazione o nella loro inefficacia. Possibili temi sono quelli che vanno dalla gestione emergenziale dei flussi migratori, alla questione delle identità post-coloniali, al diritto alla città, fino al tema della sovranità alimentare.

 

Termine ultimo di consegna: 31 Agosto 2018
Contatti: cherchigianpaolo@gmail.com; amoretti88@gmail.com

 

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On Human and Rights

The most authentic result of modernity is the great Illuministic project of a society capable to grant everyone fundamental and universally compelling rights. Untouched and untouchable by positive law, they answer only to the authority of Reason. However, the present liquid society seems unable to enforce the passage from the gaseous state of pure and simple declaration of human rights to the solid state of their real and effective application. Current debate on the subject is characterized by remarkably differing stances on every aspect, from the ethical to the metaphysical approach: thus, it seems less and less likable to proclaim the logic and rational self-evidence that should distinguish those rights.
Norberto Bobbio stated that the universality, inviolability and inalienability of human rights are merely «formulas of persuasive language» that grant vis retorica to a political argument, but that nonetheless «have no theoretical value». The self-evidence of right would derive then from a certain transparency of the discourse capable to dampen social differences, from a certain virtuous circularity of communicative action that produces consensus only by limiting and reducing dissent.
Together with the presumption of universality and objectivity, the right is endowed also with the presumption of neutrality, thus shaping itself as free from social conditioning or actual relations of power – on which, nonetheless, its concrete possibility of enforcement rests. And these alleged neutrality and universality are the principles that permit the legitimateness and validation of political acts such as the safeguard of the free market, military interventions against terrorism, the sacralisation of the code of “politically correct”. The relation among the field of rights and the political one denounces a gap between the merely formal nature of a normative role and the logic, the interests, the institutions that actually sustain it.
Indeed, human rights are formally granted by the Constitutions of every democratic country; yet, it still seems not possible to grant concrete answers to those whose rights are systematically denied, offended or violated. This means that the mere utterance of rights is simply not sufficient, that we need to go beyond the mere performative function of language and give a body, a tangible existence to rights. Furthermore, this means that the field of a norm-based acknowledgment cannot represent the entirety of the ontology of human rights, for it should always critically question its relationship with the regulation mechanisms of institutions and take into account the various concerted practices and different struggles for one’s own rights.
Yet again the problematic nature of the concept of “human rights” is even more immediate, almost intrinsic, and it appears once they are conceived as “rights of human”: the indispensable enforcement procedure cannot leave a radical change in terms of theoretical approach out of consideration. A thorough clarification is required on how to employ the “human rights” frame in a post-human era, characterised by the deconstruction of subject, the utter critic of anthropocentrism and a thought that questions and weakens the truths of the so-called strong thought. Once again “Quid est homo?” appears to be the most compelling question.
The task of the critical history of ideas is to challenge the “rights of human”, beyond any alleged naturalization or trivialization of the concept. The actual complexity of its object should structure the research on a double level: the reconsideration of the means of rights enforcement and a new epistemology of human.

The GCSI invites researchers and scholars to participate according to the following thematic fields:

1. Rights for which humans? Towards a critical epistemology of human.
This section will gather essay to line out the fundamentals of a critical history of the idea of "human" in the human rights, that is what "human being" has been and is, meant and means, in the texts and history of "humans as a bearer of rights". Likewise, essays about the state of the art of the idea of human will be taken into account, both from a historical and evolutional point of view, and from an ethical-aesthetical one, with particular attention to posthumanism, transhumanism and human/machine hybridizations.

2. Uses of bodies and the economy of rights. Issues of governmentality and biopolitics.
This section intends to study the relationships between the field of human rights and the dispositives of political and economic power. To what extent human rights can be considered autonomous from the mechanisms of power? Is the abstract universality of rights still defendable, without taking into account the apparatus of production and control of human?

3. Human rights and praxes. Antinomies and paradoxes in the enforcement.
This section will focus on contemporary struggles for human rights, for their safeguard as much as for their conquest; on the instruments and actions used for these struggles. We will accept essays about the contemporary fronts of the human rights problem, in their enforcement and in their inefficacy. Possible topics are: the emergency management of migration flows, the post-colonial identities, the right to the city, food sovereignty versus food security.

 

Deadline: 31 August 2018
Contacts: cherchigianpaolo@gmail.com; amoretti88@gmail.com