L’Italian Thought fra globalizzazione e tradizione

Il fascicolo del “Giornale Critico di Storia delle Idee”, L’Italian Thought fra globalizzazione e tradizione, muove da alcune questioni fondamentali: che cosa significa, nell’odierna epoca della globalizzazione, ripensare la tradizione italiana? Che cosa dobbiamo intendere per tradizione? È soltanto qualcosa di morto e infecondo oppure si tratta di un ricco patrimonio che può essere reinterrogato e riattualizzato? Di fronte alla crescente complessità del mondo contemporaneo, urge ripensare diverse categorie ormai per molti versi superate, come quelle di confine e di popolo, di democrazia e di comunità. Il pensiero italiano appare essere un vettore che può aprire fecondi percorsi in questo senso. Infatti, negli ultimi vent’anni una delle prospettive teoriche che – più di altre – ha contribuito alla riflessione su queste categorie, fornendo una “cassetta degli attrezzi” utile a comprendere le nuove dinamiche mondiali, è stata quella che Roberto Esposito ha per primo definito “Italian Thought”. Oltre a Esposito, gli autori che più di tutti hanno portato al riconoscimento dell’“Italian Thought” come soggetto di produzione culturale sono Giorgio Agamben, Toni Negri, Paolo Virno e Mario Tronti. Quali sono state le ragioni che hanno consentito la diffusione globale di questa nuova linea di pensiero? Per alcuni studiosi (es. Remo Bodei), ciò è dovuto “a un diffuso bisogno di concretezza e di realtà dopo le minuziose indagini dei filosofi analitici e le (apparenti) acrobazie concettuali degli esponenti della French Theory”. Altri (es. Enrica Lisciani-Petrini e Giusi Strummiello) aggiungono che l’attrattività del pensiero italiano è dovuta a due ordini di motivi interconnessi (geopolitico il primo, teoretico il secondo): per comprendere il successo dell’“Italian Thought” negli ultimi vent’anni occorre sottolineare come l’attacco alle Torri Gemelle del 2001 e altri successivi episodi di terrorismo abbiano imposto l’abbandono delle astrazioni logiciste e intellettualiste e la conseguente valorizzazione degli autori italiani sopra ricordati che, rivitalizzando una tradizione secolare, si interrogano in primis sulla realtà effettuale e sul mondo della vita storica e politica. Senza ignorare la tradizione che va da Machiavelli a Gramsci, da Bruno a Campanella, da Vico a Leopardi e, anzi, ponendosi in continuità con essa, gli “Italian Theorists” sono un esempio paradigmatico di come sia possibile guardare al passato, partendo da un’urgenza del presente, in vista dell’elaborazione di nuove categorie. Partendo da tali considerazioni, studiosi e ricercatori sono invitati a contribuire al presente numero del GCSI, con particolare attenzione alle seguenti tematiche: a) che cosa significa, oggi, ripensare la tradizione italiana? b) quali sono (state) le ragioni del successo globale dell’“Italian Thought”? c) quali sono i nuclei portanti e le categorie fondamentali di questo nuovo modo di fare filosofia? Termine ultimo di consegna: 30 Settembre 2018
Contatti: c.claverini@gmail.com.

 

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Italian Thought Between Globalization and Tradition

The issue of the “Giornale Critico di Storia delle Idee”, Italian Thought Between Globalization and Tradition, covers several fundamental questions: what does “rethinking the Italian tradition” mean in the current era of globalization? What do we mean by tradition? Is it only something dead and infertile, or does it involve a rich heritage to be reinvestigated and re-actualized? Faced with the growing complexity of the contemporary world, it is essential to reconceptualize certain categories that are in many ways outdated, such as those of borders and of peoples, of democracy and of community. Italian thought appears to be a vector with the potential to open fruitful pathways within this context. In the last twenty years, in fact, one theoretical perspective that has contributed more than others to the reflection on these categories, providing a useful “toolbox” to understand the new global dynamics, is that which Roberto Esposito was first to define as “Italian Thought”. Apart from Esposito, the authors contributing most to a recognition of “Italian Thought” as a source of cultural production include Giorgio Agamben, Toni Negri, Paolo Virno and Mario Tronti. What exactly has enabled the worldwide diffusion of this new line of thought? For some scholars, such as Remo Bodei, it derives from the “widespread need for concreteness and reality subsequent to the meticulous investigations of analytical philosophers and the (apparent) conceptual acrobatics of French Theory”. Others, including Enrica Lisciani-Petrini and Giusi Strummiello, add that the attraction of “Italian Thought” can be traced to two interconnected reasons, one geopolitical, the other theoretical: to understand the success of “Italian Thought” over the last twenty years it is necessary to underline how the 2001 attack on the Twin Towers, along with other subsequent acts of terrorism, led to the abandonment of logical and intellectual abstraction and a consequent appreciation for the abovementioned authors who, in revitalizing a centuries-old tradition, are turning their attention, in primis, to objective reality and to the world of historical and political life. Far from ignoring a tradition that runs from Machiavelli to Gramsci, from Bruno to Campanella, from Vico to Leopardi, the “Italian Theorists” are, on the contrary, in continuity with it, and represent a paradigmatic example of the possibility of examining the past in the face of the present need to develop novel categories. In the light of such considerations, scholars and researchers are invited to contribute to the current issue of GCSI, with particular attention to the following themes: a) what does it currently mean to “rethink the Italian tradition”? b) what are (have been) the reasons for the global success of “Italian Thought”? c) what are the essential focal points and fundamental categories of this new “way of doing philosophy”?

 

Deadline: 30 September 2018
Contacts: c.claverini@gmail.com.