Gaudeamus igitur! L'idea di Università fra passato e presente

«Sapientia vero ubi invenitur?» è la domanda che risuona nel libro di Giobbe (Gb 28, 12).

Ma dove si trova la Sapientia? Da quest’esigenza, tra le altre, sorsero le prime scuole medievali - dalla Schola palatina di Aquisgrana a quelle francesi di Cluny, Fleury-sur-Loire, Reims, da quella di San Gallo in Svizzera fino alle due celebri di Chartres e San Vittore. Scuole che potevano essere  episcopali (ossia dirette dal vescovo e per lo più destinate alla formazione dei chierici) o abbaziali (legate ad un’abbazia e dirette dal corrispettivo abate) oppure palatine (legate al palazzo imperiale e controllate dal sovrano), ma che si compivano sempre nell’approfondimento della sacra pagina, che secondo Marie-Domenique Chenu era la chiave di volta dell’intero sistema educativo medievale.

Nel XIII secolo le Scuole lasciano il testimone alle Università, di cui la prima fu Bologna nel 1088 e una delle più illustri quella di Parigi fondata nel 1170. All’interno delle universitates studiorum il sapere diventa più complesso: alla facoltà delle arti, ossia all’insegnamento obbligatorio del trivio, del quadrivio e dei rudimenti filosofici, si affiancano due facoltà “lucrose”, quella di medicina e di giurisprudenza. Ma è la facoltà di teologia a conservare la dignità suprema. Ecco dunque, se diamo ragione a Le Goff, chi erano gli “intellettuali del Medioevo”. Primi tra i quali i teologi, detentori per comune consenso di una vera e propria scientia.

Con la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento assistiamo a una prima crisi delle Università. In una società europea che si sta lasciando alle spalle il rigido sistema feudale acquisiscono sempre più rilevanza i circoli privati e le Accademie, all’interno delle quali è il sapere tecnico-scientifico a rivestire il ruolo centrale. Le “arti meccaniche”, fino ad allora di secondaria importanza, conquistano un posto sempre più rilevante nel novero dei saperi. Non per questo il sistema universitario perde di rilevanza. Lutero rivendicava con orgoglio il suo ruolo di “dottore” della Chiesa e Kant vedeva negli equilibri interni al sapere universitario una delle questioni decisive del suo tempo, come emerge dal Conflitto delle facoltà. Sia pure da tutt’altro punto di vista, anche J. H. Newman assegnava all’Università il ruolo centrale per l’educazione del gentleman e per il progresso umano. Non era questa la convinzione di Schopenhauer che, nei Parerga e paralipomena, denunciò il sapere universitario come un mezzo per moltiplicare le verità allo scopo di occultare la verità.

Questi brevi cenni, per quanto sommari, sono forse sufficienti a indicare come il dibattito sull’Università abbia attraversato come un fiume carsico la storia culturale dell’Europa, al punto che sarebbe difficile comprendere la società europea prescindendo dal ruolo svolto dalle Università. E’ possibile che anche oggi, intorno all’università, si giochi un conflitto il cui esito sarà, se non dirimente, di certo non marginale per il futuro della cultura europea. Con Newman, l’Università sarà ancora centrale per l’educazione liberale del gentleman oppure, come suggeriva Schopenhauer, occorrerà liberarsi dell’Università per raggiungere la vera sapienza?

Termine ultimo di consegna: 3 Maggio 2021

Contatti: Enrico Cerasi (enrico.cerasi@libero.it); Filippo Moretti (filippomoretti_f@icloud.com). 

Gaudeamus igitur! The idea of the University between past and present


Sapientia vero ubi invenitur?" Here is the question that resonates in the book of Job (Gb 28, 12).
But, where is the Sapientia? From this question, among others, arose the first medieval schools - from the
Schola palatina of Aachen to the French schools of Cluny, Fleury-sur-Loire, Reims, from that of St.
Gallen in Switzerland to the two famous schools of Chartres and San Vittore. Schools which could be
episcopal (i.e. directed by the bishop and for the most part destined to the formation of clerics) or abbey
(linked to an abbey and directed by the corresponding abbot) or palatine (linked to the imperial palace and
controlled by the sovereign), but which always practiced in the exploration of the sacred page, which
according to Marie-Domenique Chenu was the keystone of the entire medieval educational system.
In the 13th century the Schools were replaced by the Universities, the first of which was Bologna in 1088
followed by the illustrious University of Paris founded in 1170. Within the universitates studiorum
knowledge became more complex: the faculty of arts, that is the compulsory teaching of the trivium, the
quadrivium and the philosophical rudiments, was joined by two "lucrative" faculties, that of medicine and
law. But the faculty of theology retaines its supreme dignity. So, if we agree with Le Goff, who were the
"intellectuals of the Middle Ages". The first among them were the theologians, holders by common
consent of a true scientia.
With the end of the Middle Ages and the beginning of the Renaissance we are seeing a first crisis of the
Universities. In a European society that is leaving the rigid feudal system behind it, private circles and
Academies, within which technical-scientific knowledge plays a central role, are becoming increasingly
important. The "mechanical arts", until then of secondary importance, are gaining an increasingly
important place in social knowledge. This does not mean that the university system loses relevance.
Luther proudly claimed his role as "doctor" of the Church, and Kant saw the internal balance of university
knowledge as one of the decisive issues of his time, as can be seen from the Conflict of Faculties.
Although from a completely different point of view, J. H. Newman also assigned the university the
central role for gentlemanly education and human progress. This was not the conviction of Schopenhauer
who, in his Parerga and paralipomena, denounced university knowledge as a means of multiplying truths
in order to conceal the truth.
These brief, albeit brief, nods are perhaps enough to indicate how the debate on the university has crossed
Europe's cultural history like a karst river, to the point that it would be difficult to understand European
society regardless of the role played by universities. It is possible that even today, around the university,
there is a conflict whose outcome will be, if not direct, certainly not marginal for the future of European
culture. With Newman, will the University still be central to the liberal education of the gentleman or, as
Schopenhauer suggested, will it be necessary to get rid of the University in order to achieve true wisdom?

Deadline: 3 Maggio 2021

Contacts: Enrico Cerasi (enrico.cerasi@libero.it); Filippo Moretti (filippomoretti_f@icloud.com). 

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Rivista internazionale di filosofia

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